Di Syna su 6.11.2026
Categoria: Rivista Syna

Appagati, ma al limite

Le professioni delle cure sono tra quelle con la più alta soddisfazione sul lavoro. Ma la carenza di personale, la pressione dei tempi e condizioni di lavoro difficili portano sempre più curanti al limite delle forze. E la carenza di personale qualificato che si profila rischia di aggravare ulteriormente la situazione.

​Chi in Svizzera riceve cure li incontra ogni giorno: sono le collaboratrici e i collaboratori degli ospedali, delle case di cura e dei servizi di assistenza e cura a domicilio. Nel nostro Paese oltre 200 000 persone lavorano nelle professioni delle cure. Aiutano le persone anziane nella vita quotidiana, accompagnano pazienti dopo un'operazione, assistono persone con malattie croniche o permettono loro di vivere a casa propria in modo autonomo il più a lungo possibile.

I compiti sono molteplici, la responsabilità è grande. Eppure molte persone che lavorano nelle cure sceglierebbero di nuovo la stessa professione.

Un lavoro che ha senso come pochi altri

Un recente studio di Artiset mostra che, in termini di soddisfazione sul lavoro, le cure ottengono risultati particolarmente buoni per quanto riguarda il senso del lavoro e la sua utilità per la società. Il personale curante considera il proprio lavoro prezioso ed efficace. Vede direttamente chi aiuta e che differenza fa il proprio impegno.

Mentre molte persone cercano un senso nel proprio lavoro, chi opera nelle cure lo trova ogni giorno. Chi toglie a una paziente la paura di un trattamento, vede un ospite tornare a sorridere dopo un periodo difficile o permette a una persona di restare più a lungo a casa tocca con mano l'effetto del proprio lavoro. «Sono questi aspetti a trattenere molti curanti nella professione », afferma Nico Fröhli, responsabile per le professioni sanitarie presso Syna.

Quando il carico diviene eccessivo

Lo stesso studio mostra però anche l'altra faccia della medaglia. Su salario, orari di lavoro e conciliabilità tra lavoro e vita privata, le cure ottengono risultati nettamente peggiori.

Per molti curanti, il lavoro a turni e i servizi notturni e nel fine settimana sono la normalità. Le modifiche dei turni all'ultimo momento rendono difficile organizzare la vita familiare. Nel contempo la pressione sul lavoro aumenta. Dove manca personale, chi resta deve farsi carico di compiti supplementari. Spesso rimane a malapena il tempo per parlare con i pazienti o semplicemente per tirare il fiato.

Molti curanti lasciano quindi la professione non perché il lavoro abbia perso senso, ma perché è diventato troppo pesante. Lo dimostra anche l'elevata fluttuazione nel settore: personale ben formato riduce il grado d'occupazione, passa ad altri ambiti o lascia del tutto la professione. Così vanno perse conoscenze ed esperienze preziose.

La pressione sarà sempre maggiore

Le prospettive sono preoccupanti. Secondo le previsioni della Confederazione, nei prossimi anni il fabbisogno di prestazioni di cura crescerà sensibilmente. La popolazione invecchia e la speranza di vita aumenta; cresce così anche il bisogno di assistenza e di cure.

Già oggi molte strutture fanno i conti con la carenza di personale. E la tendenza dovrebbe proseguire. Secondo le stime, entro sette anni potrebbero mancare circa 36 000 infermiere e infermieri. Per chi lavora nel settore significa soprattutto ulteriore pressione. Quando i posti restano vacanti, il lavoro è ripartito su meno spalle. Turni supplementari, rientri al lavoro nei giorni liberi e un carico di lavoro crescente diventano la normalità. E cresce anche il rischio che altro personale qualificato abbandoni la professione. Il che si può tradurre in un circolo vizioso: la carenza di personale fa aumentare il carico di lavoro, il carico maggiore spinge ad abbandonare la professione e gli abbandoni aggravano a loro volta la carenza di personale.

Cure di qualità richiedono soluzioni politiche

L'alta soddisfazione sul lavoro dimostra che le cure non hanno un problema di attrattiva; le persone fanno volentieri il loro lavoro. Mancano invece condizioni di lavoro che permettano di esercitarlo a lungo.

È proprio su questo punto che interveniva l'iniziativa sulle cure infermieristiche, accolta in votazione popolare nel 2021. Con l'offensiva sul fronte della formazione è stato compiuto un primo passo importante. Ma perché i posti di formazione supplementari abbiano un effetto duraturo, gli sforzi devono proseguire con coerenza. E soprattutto occorre poter trattenere nella professione il personale qualificato che è stato formato.

Ecco perché la seconda tappa di attuazione dell'iniziativa è così importante: deve migliorare le condizioni di lavoro, ma l'attuale dibattito in Parlamento la sta indebolendo su punti centrali. Quali conseguenze abbia tutto ciò per il personale curante e per l'assistenza sanitaria lo spiega Nico Fröhli nell'intervista che segue.

Il futuro delle cure riguarda tutti noi. Occorre quindi continuare a fare pressione sulla politica. Un segnale visibile lo darà la manifestazione nazionale del 28 novembre in Piazza federale a Berna. Perché cure di qualità non richiedono soltanto un numero sufficiente di posti di formazione, ma anche condizioni di lavoro che trattengano le persone nella professione.

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