Cinque anni fa (allora sedevo ancora in Consiglio nazionale), durante la revisione della legge sulla parità ci siamo battuti affinché dall'articolo sulla parità sancito dalla Costituzione scaturissero disposizioni in grado di evitare discriminazioni salariali. Ma la legge si è rivelata una tigre di carta: ancora oggi le donne guadagnano in media molto meno dei colleghi uomini, anche a fronte di mansioni e curricoli professionali paragonabili.
Non è solo ingiusto, ma anche incostituzionale. Per porvi definitivamente rimedio, occorrono controlli vincolanti, sanzioni chiare e una
parità salariale degna di questo nome. Bisogna esercitare pressione politica e sociale affinché il diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore non rimanga un principio sterile, ma diventi tangibile sia a fine mese che nella vecchiaia.
Anche nell'edilizia le cose potrebbero andare meglio. Nelle trattative per il rinnovo del contratto nazionale, gli impresari-costruttori cercano di peggiorare le condizioni del personale edile, già costretto a lavorare con il bello e il brutto tempo. Fra l'altro, intendono flessibilizzare ulteriormente (leggi: allungare) la giornata lavorativa. È inaccettabile! Queste professioni fisicamente così provanti richiedono tempi di recupero sufficienti, non ore aggiuntive. Anche gli spostamenti dovranno essere retribuiti. In autunno torneremo in piazza per far valere queste richieste: per un CNM che rifletta la realtà dei cantieri e per un'edilizia con un futuro e lavoratori motivati e in salute!
Ma i problemi non si limitano al settore della costruzione. Le consuete trattative autunnali sono alle porte. In un periodo di incessanti rincari (cassa malati, pigioni, generi alimentari) molti salari non riescono più a tenere il passo, soprattutto i redditi medio-bassi. La nostra richiesta è chiara: occorrono aumenti sostanziali. Chi lavora deve poter vivere del proprio reddito. E non è un capriccio, ma una necessità. Per tutto questo ci battiamo insieme. Perché insieme siamo forti!