I dati dell'ultimo «Barometro del buon lavoro» sono preoccupanti. Stress, esaurimento e sovraccarico di lavoro sono in netto aumento: oltre un terzo delle lavoratrici e dei lavoratori riferisce sintomi di questo tipo. Lunghi orari di lavoro, elevato stress psicologico e mancanza di riposo sono pane quotidiano per molte persone – un dato che deve metterci in allerta.
Proprio per questo è più importante che mai negoziare contratti collettivi di lavoro solidi, con condizioni vincolanti che consentono di lavorare in modo sano e che proteggono efficacemente i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Che la pressione collettiva funzioni lo dimostra in modo eloquente l'edilizia principale: dopo giornate di protesta in tutto il Paese è stato possibile negoziare un nuovo Contratto nazionale mantello (CNM), con miglioramenti tangibili: il tempo di trasferta non retribuito è stato sensibilmente ridotto, è stata introdotta un'indennità di cantiere e gli aumenti salariali sono ora direttamente indicizzati al rincaro. Si tratta di una pietra miliare per più sicurezza, equità e pianificabilità nella vita professionale sui cantieri.
Purtroppo, in altri rami professionali l'evoluzione è meno incoraggiante. Nonostante l'aumento del costo della vita, in molti settori i salari ristagnano – nonostante i guadagni di produttività. Tanto più importante resta quindi il nostro impegno sindacale, anche sul fronte dei salari. Servono meccanismi che adeguino automaticamente i salari al rincaro, come nel nuovo CNM. Occorre inoltre garantire che i guadagni di produttività vadano a beneficio anche delle lavoratrici e dei lavoratori.
Ci battiamo per tutto questo, uniti nella solidarietà e con determinazione. Perché le buone condizioni di lavoro non piovono dal cielo: si conquistano.