Di Syna su 13.2.2026
Categoria: Diritto

Salute psichica sul lavoro

Stress, spossatezza e disturbi psichici non sono ormai più un tabù sul lavoro, ma sono ancora troppo spesso fonte di incertezza. Due esempi illustrano i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, cosa si è tenuti a comunicare all'azienda e dove vanno tracciati confini chiari.

Caso 1: impiegato in logistica con un periodo di depressione prolungato

Jonas (35) lavora da sei anni come impiegato in logistica presso un'azienda di distribuzione. Sta attraversando un periodo di depressione in cui i problemi di concentrazione, la spossatezza e i disturbi del sonno gli rendono impossibile lavorare con regolarità. 

La sua dottoressa gli rilascia inizialmente un certificato medico per due settimane, poi l'incapacità al lavoro viene prolungata. Complessivamente Jonas si assenta dal lavoro per diverse settimane. Il suo superiore gli chiede le ragioni della malattia prolungata e se sia da ricondurre a «ragioni psichiche».

Jonas è in dubbio: deve spiegare all'azienda i motivi della sua assenza?

Valutazione legale

Jonas non è tenuto a riferire al datore di lavoro la diagnosi della malattia: le questioni mediche appartengono alla sua sfera privata. È sufficiente che presenti all'azienda un certificato medico attestante l'incapacità al lavoro. 

Jonas può limitarsi a dire che è assente per motivi di salute, senza entrare nei dettagli. Deve però rispettare il suo obbligo d'informazione notificando all'azienda in modo continuo, tempestivo e completo l'incapacità al lavoro e la sua durata.

Caso 2: giovane informatica sotto pressione a causa di ore supplementari

Lea (27) lavora da tre anni a tempo pieno come informatica in un'azienda IT. Di recente, in azienda è partito un nuovo grande progetto. La pressione sul lavoro è elevata e ci si aspetta dai dipendenti che siano disposti a fare gli straordinari.

Lea comunica tempestivamente e chiaramente al datore di lavoro che non ha problemi coprire il grado d'occupazione concordato contrattualmente, ma che non può accumulare altre ore supplementari perché è al limite delle forze. È sempre più stanca e avverte già prime avvisaglie di un sovraccarico psichico. Il suo benessere mentale sta peggiorando e ha anche deciso di ricorrere a un sostegno psicologico professionale.

Lea si chiede se il datore di lavoro possa costringerla a fare gli straordinari.

Valutazione legale

​Le ore supplementari sono quelle ore di lavoro che superano la durata del lavoro convenuta contrattualmente o generalmente d'uso. Secondo l'articolo 321c del Codice delle obbligazioni (CO), le seguenti condizioni devono essere soddisfatte: 

Il datore di lavoro può ordinare unilateralmente lo svolgimento di ore supplementari, ma i requisiti sopra indicati devono essere soddisfatti. Inoltre, ha il dovere di tutelare la salute dei suoi dipendenti. Ai sensi dell'articolo 328 CO, è tenuto a salvaguardare il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, con particolare riguardo per la loro salute, adottando tutte le misure necessarie per proteggerla. Se non lo fa, viola il suo dovere di protezione.

Anche qualora gli straordinari sembrino necessari per l'azienda, occorre verificare se non avrebbero potuto essere evitati, ad esempio con una migliore organizzazione da parte del datore di lavoro. Lea è al limite dell'esaurimento e ha informato il datore di lavoro. Vista la situazione, non si può esigere che svolga ore di lavoro supplementari, poiché ciò andrebbe oltre il limite di tolleranza fisico e psichico e metterebbe a rischio la sua salute. Se, a causa del suo stato di salute, Lea non è manifestamente in grado di svolgere ore supplementari, il datore di lavoro non può costringerla. Al contrario: nell'ambito del suo dovere di protezione, è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri dipendenti e a ottimizzare l'organizzazione del lavoro, in modo tale da evitare simili sovraccarichi e da proteggere la salute del personale.

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