Di Syna su 5.9.2025
Categoria: Politica

40 anni di LPP: un pilastro con un futuro colmo di interrogativi

Introdotta quarant'anni fa, la LPP rappresenta una pietra miliare nella previdenza per la vecchiaia. Ciò che in passato è stato conquistato con la lotta, oggi deve affrontare nuove sfide.

Il 2° pilastro è ormai un elemento imprescindibile della previdenza per la vecchiaia in Svizzera. Chi lavora versa parte del reddito in una cassa pensioni, costruendosi in tal modo una riserva di sicurezza per il periodo dopo la vita attiva. A renderlo possibile sono stati un lungo processo politico e la tenacia di chi si è battuto per una previdenza per la vecchiaia collettiva e solidale.

Gli inizi: quando la previdenza per la vecchiaia era questione di fortuna

Fino a buona parte del XX secolo, in Svizzera la previdenza per la vecchiaia era in larga misura una questione privata. Alcune grandi aziende avevano istituito fondazioni di previdenza o casse pensioni volontarie per i propri dipendenti di lunga data, per lo più a favore di lavoratori uomini con reddito fisso. Ma la maggior parte delle persone salariate, soprattutto le donne e chi percepiva redditi bassi, non aveva accesso a una previdenza professionale.

Fu solo con l'introduzione dell'AVS nel 1948 che venne creato un sistema statale di sicurezza sociale nella vecchiaia. L'AVS, quale 1° pilastro della previdenza per la vecchiaia, doveva garantire il minimo vitale. Ben presto però risultò evidente che l'AVS da sola non bastava a mantenere il tenore di vita abituale nella vecchiaia, in particolare per le persone con redditi medi e alti.

1972: la svolta politica

Nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, aumentò la pressione per consolidare le basi della previdenza per la vecchiaia. Un'ampia alleanza composta da sindacati, partiti di sinistra e forze cristiano-sociali chiedeva che il diritto a una previdenza professionale complementare
non dipendesse più dalla buona volontà dei datori di lavoro, ma fosse sancito per legge. Con l'approvazione nel 1972 del nuovo articolo costituzionale sulla previdenza professionale, il popolo svizzero diede un segnale chiaro: il 2° pilastro doveva diventare un sistema obbligatorio accessibile a tutte e a tutti, non solo a pochi privilegiati.

1985: entra in vigore la LPP
Dopo intense discussioni politiche, il 1° gennaio 1985 entrò in vigore la Legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP). Da allora i datori di lavoro sono obbligati ad assicurare in una cassa pensioni le proprie collaboratrici e i propri collaboratori a partire da un determinato reddito annuo. La previdenza professionale è così diventata il 2° pilastro nel nuovo modello a tre pilastri della previdenza per la vecchiaia:
Per la prima volta la LPP disciplinava in modo vincolante le prestazioni minime delle casse pensioni in caso di vecchiaia, invalidità e decesso. Datori di lavoro e lavoratori si suddividono il finanziamento, i fondi previdenziali vengono gestiti con il sistema della capitalizzazione e, al pensionamento, le prestazioni vengono erogate sotto forma di rendita mensile o di capitale.

Un progresso storico con interrogativi per il futuro
Per molte persone salariate l'introduzione della LPP è stato un passo decisivo: potevano finalmente contare su un 2° pilastro regolato per legge che non copriva solo i grandi redditi, ma ampie fasce della popolazione. Un sistema solidale, fondato sul principio che chi lavora deve essere tutelato nella vecchiaia. A 40 anni di distanza, la LPP è ancora un pilastro importante della sicurezza sociale in Svizzera. Tuttavia, sono in corso discussioni sulla sua evoluzione, ad esempio sulla copertura delle persone con attività a tempo parziale, sulla pertinenza della progressione contributiva in base all'età o su come definire in modo equo il tasso di conversione. A queste e ad altre domande sul presente e sul futuro del 2° pilastro risponde Johann Tscherrig, membro della Direzione del sindacato Syna, nell'intervista.

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