Di Syna su 6.11.2026
Categoria: Politica

«A che serve formare più infermiere e infermieri, se dopo pochi anni lasciano la professione?»

Nico Fröhli, responsabile di questo ramo presso Syna, spiega perché l'offensiva sul fronte della formazione da sola non basta e perché ora serve la pressione della piazza.

Nel 2021 il popolo ha accolto a netta maggioranza l'iniziativa sulle cure infermieristiche. Sono passati cinque anni, ma in molti hanno l'impressione che da allora sia successo ben poco. Si sbagliano?

Purtroppo no. Con il netto sì all'iniziativa sulle cure infermieristiche, nel 2021 il popolo ha conferito alla politica un mandato chiaro: rafforzare le cure. Il valore del lavoro quotidiano del personale curante era già noto, ma la pandemia ne ha mostrato con particolare evidenza il carattere indispensabile. Eppure, cinque anni dopo, molti attendono ancora miglioramenti tangibili delle loro condizioni di lavoro. Applausi e belle parole non bastano: servono fatti concreti.

A che punto è oggi l'attuazione dell'iniziativa?

L'attuazione avviene in due tappe. La prima comprende l'offensiva sul fronte della formazione, avviata nel 2024 per permettere a più persone di seguire una formazione in cure infermieristiche. Confederazione e Cantoni investiranno circa un miliardo di franchi nell'arco di otto anni. È un passo importante, perché la penuria di personale qualificato è enorme. Secondo le stime, nei prossimi anni serviranno decine di migliaia di infermiere e infermieri in più.

La seconda tappa riguarda le condizioni di lavoro e le possibilità di sviluppo professionale. Si tratta di questioni che incidono direttamente sulla quotidianità lavorativa: orari di lavoro, pianificazione dei turni, ore supplementari, protezione della salute e conciliabilità tra lavoro e vita privata. Ed è proprio in quest'ambito che finora i progressi sono insufficienti.
L'offensiva sul fronte della formazione è quindi in corso. Non è già stato fatto molto?

È un intervento importante, atteso da tempo. Abbiamo urgentemente bisogno di più personale infermieristico qualificato. Ma non possiamo guardare solo a quante persone iniziano o concludono una formazione; conta anche quante continuano a esercitare la professione nel tempo.

A che serve spendere molti soldi per formare altre infermiere e altri infermieri, se dopo pochi anni lasciano la professione esausti o frustrati? È esattamente quello che vediamo oggi. Molti abbandonano la professione perché il carico di lavoro è eccessivo, perché i turni vengono cambiati all'ultimo momento o perché manca personale. Chi lavora costantemente al limite non regge fino al pensionamento. Migliori condizioni di lavoro non sono un aspetto secondario, ma il presupposto perché l'offensiva sul fronte della formazione funzioni davvero. La penuria di personale qualificato si potrà attenuare in modo duraturo solo dando alle persone la possibilità di continuare a svolgere la professione con motivazione e in buona salute.

Veniamo alla seconda tappa, le condizioni di lavoro. A che punto siamo?

Qui emerge purtroppo quanto sia scarsa la disponibilità del Parlamento a dare piena attuazione alla volontà popolare. Il Consiglio federale aveva presentato proposte per migliorare sensibilmente la situazione. Tra queste figuravano una riduzione della durata massima della settimana lavorativa, supplementi più elevati per il lavoro notturno, domenicale e nei giorni festivi e regole più chiare sulle ore supplementari e sui servizi di picchetto.

Il Consiglio nazionale ha però ridimensionato o eliminato del tutto alcune misure fondamentali. La prevista riduzione della durata massima della settimana lavorativa è stata respinta. Anche i supplementi previsti per gli orari di lavoro più gravosi sono stati fortemente ridimensionati. Per il personale curante è una delusione.

Un aspetto positivo è che alcune misure di miglioramento sono state mantenute. È previsto l'obbligo per i datori di lavoro di negoziare contratti collettivi di lavoro. Inoltre i Cantoni dovrebbero poter stabilire prescrizioni in materia di organico. Sono elementi importanti, ma di gran lunga insufficienti.
Come valuta Syna questi sviluppi?

Siamo delusi. Con l'iniziativa sulle cure infermieristiche la popolazione ha affidato un mandato chiaro: rafforzare le cure. E condizioni di lavoro migliori sono parte integrante di questo obiettivo. Se proprio questi miglioramenti vengono indeboliti, si rischia di disattendere la volontà popolare.

La realtà in molte strutture è nota. La carenza di personale impone ritmi di lavoro molto intensi. Per molti le ore supplementari sono la normalità. Le modifiche dei turni all'ultimo momento rendono difficile organizzare la vita familiare. Nel contempo, l'evoluzione demografica continua ad aumentare la pressione. Invece di proteggere meglio il personale, si sono indebolite misure importanti.
Quali saranno i prossimi passi?
Il progetto è ora all'esame della commissione competente del Consiglio degli Stati. Quest'ultimo avrà l'occasione di correggere gli errori del Consiglio nazionale e di prendere sul serio le richieste del personale infermieristico. Insieme ad altri sindacati e associazioni del settore delle cure, ci adoperiamo affinché gli impegni presi si traducano in miglioramenti concreti. La Svizzera non può combattere l'emergenza nelle cure limitandosi a formare più persone: deve anche creare le condizioni affinché vogliano restare nella professione.
Che cosa possono fare, in prima persona, le lavoratrici e i lavoratori?
I cambiamenti non piovono dal cielo. La storia lo dimostra: i miglioramenti diventano possibili quando le persone si uniscono e fanno pressione. Ora serve un segnale chiaro alla politica. Per questo facciamo appello alla solidarietà con il personale curante. Chi vuole migliori condizioni di lavoro, una maggiore protezione della salute e personale sufficiente deve sostenere queste rivendicazioni in modo visibile. L'iniziativa sulle cure infermieristiche era una promessa importante fatta a chi lavora nel settore; alla politica spetta mantenerla. Fino ad allora, la pressione della piazza resta decisiva.

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