Lavorare in condizioni estreme
Dalla canicola alla pioggia incessante, il cambiamento climatico espone sempre più chi lavora all'aperto a condizioni meteorologiche estreme. Ma la protezione legale è ancora lacunosa.
Anche in questa estate 2025, temperature fino a 35 °C hanno messo a dura prova molti lavoratori e lavoratrici. Il caldo è particolarmente opprimente per chi svolge un lavoro all'aperto, ad esempio nei cantieri, in agricoltura, nella manutenzione del verde o delle strade. «Se penso che ho faticato a sopportare l'afa in ufficio, non oso pensare a chi è costretto a lavorare a cielo aperto!», dice Michele Aversa, co‑responsabile Syna del ramo professionale Edilizia principale «Queste categorie professionali vanno tutelate in modo particolare: la salute deve sempre essere prioritaria.»
Il fisico al limite
Pressione delle scadenze e pene convenzionali
Esposizione solare e rischio di neoplasie
Non è solo il caldo a comportare dei rischi: anche l'esposizione ai raggi solari è spesso sottovalutata e può avere conseguenze gravi. Secondo studi condotti dall'Istituto svizzero di ricerca sperimentale sul cancro di Losanna, chi lavora nell'edilizia soprassuolo, nella costruzione stradale o nel giardinaggio è esposto a dosi di UV da tre a cinque volte superiori rispetto a chi svolge professioni al chiuso.
Particolarmente critico è il contatto con derivati del catrame o bitume in cantiere, che può amplificare l'effetto cancerogeno delle radiazioni solari. Stime della Suva indicano che in Svizzera circa 1000 persone all'anno si ammalano di cancro della pelle di origine professionale, e le cifre sono in aumento. «Servono urgentemente migliori misure di prevenzione», chiede Michele Aversa. «Occorre mettere a disposizione indumenti protettivi, organizzare controlli cutanei regolari e istruire il personale.»
Eventi meteorologici estremi in autunno e in inverno
Ma i rischi non finiscono insieme alla bella stagione: infatti, l'autunno porta con sé pioggia, forti temporali, freddo e neve. In questi casi può intervenire l'indennità per intemperie: se le condizioni meteo rendono impossibile il lavoro, l'assicurazione contro la disoccupazione copre l'80 per cento del salario. La procedura è però complessa: i datori di lavoro devono documentare correttamente la situazione, attendere l'autorizzazione dell'ufficio cantonale e restano tenuti a versare per intero i contributi AVS e LAINF. Vi sono inoltre giorni di carenza, di regola due o tre, durante i quali non è versata alcuna indennità. L'onere amministrativo e finanziario scoraggia molte imprese. «Questo fa sì che spesso si continui a lavorare troppo a lungo, anche quando non è sostenibile dal punto di vista della salute», spiega Michele Aversa.
Chiarezza legale anziché margini discrezionali
Il cambiamento climatico pone al mondo del lavoro sfide nuove e concrete, soprattutto per chi opera all'aperto al caldo, al freddo, sotto la pioggia o sotto il sole cocente. Ciò che un tempo era un'eccezione sta diventando sempre più la normalità. La tutela della salute deve adeguarsi, con prescrizioni legali chiare e vincolanti, non solo volontarie. Non si tratta di diritti particolari, ma di standard igienici basilari. Per Michele Aversa è chiaro: «Chi lavora ogni giorno all'aperto non può essere rimbalzato tra lacune di legge e pressioni economiche. Ha diritto a sicurezza, rispetto e condizioni eque indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Questo è il momento giusto per agire – prima che gli estremi diventino la nuova normalità.»
