Condizioni di lavoro migliori – per tutti!
Nel ramo della sanità, alcune persone fanno turni di 13 ore, mentre altre non trovano più lavoro e non ricevono nemmeno l'indennità per lavoro ridotto. È una situazione inaccettabile! Occorre urgentemente un contratto collettivo di lavoro (CCL) nazionale.
L'immagine dell'infermiera con la mascherina è diventata per tutti noi un simbolo di salvezza da questa crisi. Abbiamo applaudito il personale sanitario. Ma è ormai evidente che le lavoratrici e i lavoratori ne escono, per l'ennesima volta, perdenti.
Starsene a casa…
«Quando ho telefonato all'URC, ho chiesto alla mia interlocutrice: Dov'è, ora, il vostro applauso?»
infermiera qualificata
«Tutti parlano di carenza di personale infermieristico, mentre il lavoro ci viene portato via!» La signora Müller* è infuriata, mentre ci parla della situazione nell'ospedale dove lavora come infermiera qualificata. È una dei molti dipendenti temporanei i cui servigi vengono mediati da un'agenzia. Si tratta di una pratica diffusa nel sistema sanitario per risparmiare sui costi e per poter impiegare le persone in modo più flessibile.
«Da quando l'esercito è stato mobilitato, c'è ancora meno lavoro e molti contratti di missione sono stati rescissi», riferisce la signora Müller. «Passiamo la metà del tempo a pulire o a fare altri lavori. Ma ora ci mandano pure a casa. Alcune mie colleghe sono già state licenziate». Questo personale a prestito probabilmente non riceverà nemmeno l'indennità per lavoro ridotto, giacché i contratti di missione sono stipulati mensilmente. «Quando ho telefonato all'URC, ho chiesto alla mia interlocutrice: Dov'è, ora, il vostro applauso?»
*Nome noto alla redazione. La signora «Müller» conosce un'infermiera capo reparto che è stata licenziata a causa del suo impegno nel sindacato.
…o lavorare fino all'esaurimento
Qualche settimana fa il Consiglio federale ha sospeso l'ordinanza sulla durata del lavoro e del riposo negli ospedali, giustificando la misura con il surplus di lavoro. Syna ha criticato il provvedimento, perché consente di far lavorare il personale di cura delle unità di terapia intensiva in turni di 13 ore senza dover assumere nuovo personale. È un paradosso: in alcuni istituti le infermiere e gli infermieri temono per il proprio impiego, mentre in altri il personale deve lavorare fino a crollare.
Poco attrattivo, non per i professionisti
Un'infermiera ha lasciato il reparto di terapia intensiva nonostante la formazione corrispondente: «Lavorare due o tre fine settimana al mese? No, grazie!» Molti abbandonano del tutto la professione perché le condizioni di lavoro e i salari sono semplicemente improponibili. Nel settore il personale qualificato è già oggi insufficiente – una carenza destinata a peggiorare drasticamente. Secondo le stime, entro il 2030 in Svizzera mancheranno circa 65 000 infermieri qualificati.
La carenza di personale qualificato, e pure il panico che abbiamo vissuto in relazione al coronavirus, sono conseguenze dirette di una politica sanitaria malfatta: negli ultimi anni ci si è preoccupati di privatizzare le istituzioni sanitarie – in alcuni casi con effetti devastanti per il personale. Sono state introdotte misure di risparmio a loro scapito per le quali in questa crisi stiamo pagando tutti a caro prezzo.
