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Insieme contro la discriminazione legata all’età

La discriminazione legata all'età nel mercato del lavoro, dal medico, nel mondo digitale o nelle strutture di cura, è una realtà anche in Svizzera. Nonostante il divieto di discriminazione sancito dalla Costituzione, le tutele restano insufficienti: ora servono misure concrete per contrastarla.

Le persone anziane si sentono svantaggiate o non prese sul serio in molti ambiti della vita. Ciò può manifestarsi sotto forma di commenti ironici, ma anche attraverso barriere strutturali che le escludono sistematicamente. L'articolo 8 capoverso 2 della Costituzione federale vieta ogni discriminazione basata sull'età, ma nella pratica questa tutela risulta spesso insufficiente.

Ageismo nella vita quotidiana: non si tratta di casi isolati

Le forme in cui si manifesta la discriminazione legata all'età spaziano da gesti sottili a gravi disparità.

Nel settore sanitario, ad esempio, accade che alla persona anziana si dia a intendere che un disturbo sia «normale» e non venga quindi presa troppo sul serio. Un uomo di 70 anni lamenta forti dolori alla schiena? Il medico scrolla le spalle e lo liquida con un lapidario: «Alla sua età è normale; deve imparare a conviverci!» Non effettua esami più approfonditi e rischia non solo di trascurare una patologia potenzialmente curabile, ma anche di minare la fiducia nell'assistenza medica.

Molte persone, e in modo particolare quelle più anziane, subiscono discriminazioni nel mercato del lavoro. Ai giovani si rimprovera una mancanza di esperienza e poca serietà; agli anziani si attribuisce una scarsa flessibilità. La discriminazione legata all'età è particolarmente marcata per chi cerca lavoro dopo i 55 anni. Anche le ristrutturazioni aziendali e le ondate di licenziamenti colpiscono in modo sproporzionato i dipendenti più maturi.

Nella quotidianità digitale, la discriminazione legata all'età si manifesta nello spostamento crescente di servizi essenziali verso Internet. La persona anziana che desidera acquistare un biglietto ferroviario allo sportello viene indirizzata verso un'app; ma se non ha uno smartphone né dimestichezza con i prodotti digitali, si trova esclusa e deve chiedere aiuto a terzi. Il progresso diventa così un ostacolo, la partecipazione una sfida.

Per quanto riguarda l'incolumità, nel 2020 la Confederazione ha stimato che in Svizzera ogni anno tra le 300'000 e le 500'000 persone oltre i 60 anni siano vittime di violenze o abbandono. Ma sebbene la sicurezza sia uno dei compiti fondamentali dello Stato, non esistono misure concrete per garantire maggiore protezione nella vecchiaia. Anche questa è una forma di discriminazione.

Negli istituti di cura, sono i problemi strutturali a minacciare la dignità e l'autodeterminazione. La penuria di personale qualificato costringe le operatrici e gli operatori sociosanitari ad occuparsi di troppi residenti contemporaneamente. I pasti vengono distribuiti in fretta e furia e non c'è tempo per scambi interpersonali. In alcuni casi, per mancanza di personale i residenti vengono sedati con farmaci. La colpa non è del personale di cura, ma delle risorse insufficienti, che rendono impossibile una vecchiaia nella dignità.

Dipendenze nella vecchiaia

Un problema fondamentale risiede nella distribuzione asimmetrica del potere. Con l'avanzare dell'età, molte persone dipendono maggiormente da cure, assistenza medica o sostegno finanziario. Questo sposta il potere verso le figure professionali, i familiari e le istituzioni, che spesso prendono decisioni scavalcando i diretti interessati.

Le persone anziane sono spesso limitate anche sotto il profilo economico: rendite e prestazioni sociali vengono stabilite a livello politico e chi ne beneficia ha su di esse un influsso pressoché nullo. A ciò si aggiungono gli stereotipi negativi sulla vecchiaia presenti nella nostra società, i quali fanno sì che le persone anziane abbiano meno peso nei dibattiti politici e sociali.

Di conseguenza le persone anziane hanno meno influsso sulla propria esistenza di quanto dovrebbero. Non è un destino ineluttabile, ma il risultato di una disuguaglianza strutturale e, come tale, una forma di discriminazione che va combattuta con urgenza.

Misure concrete, subito
Come FARES/VASOS abbiamo lanciato una petizione contro la discriminazione legata all'età. Con la nostra petizione chiediamo:
  1. Un piano d'azione nazionale: Confederazione e Cantoni devono elaborare obiettivi vincolanti e definire chiaramente le competenze. Solo così sarà possibile contrastare sistematicamente la discriminazione legata all'età, anziché affidarsi al caso o alla buona volontà dei singoli.
  2. Basi legali e misure concrete: servono disposizioni specifiche che vietino esplicitamente la discriminazione legata all'età, sia nei rapporti tra Stato e cittadino sia nelle relazioni giuridiche private. È fondamentale garantire la protezione dalla discriminazione multipla: chi è anziano e appartiene anche a un altro gruppo svantaggiato subisce spesso una doppia o tripla discriminazione. Particolare attenzione va posta agli squilibri di potere nei settori delle cure, dell'assistenza sanitaria, dell'alloggio e del lavoro.
  3. Un centro di competenza nazionale sulla discriminazione legata all'età: per garantire progressi duraturi, la Confederazione deve istituire un centro specializzato che riunisca le competenze e operi in maniera indipendente. Questo centro dovrebbe fornire consulenza a Confederazione e Cantoni, promuovere la ricerca e fungere da punto di contatto per le persone direttamente interessate. L'obiettivo è una società rispettosa degli anziani e priva di discriminazioni.
Per una società della dignità

La discriminazione legata all'età è il risultato di decisioni sociali. Le strutture possono essere modificate, le leggi migliorate e gli stereotipi sull'età superati, ma per farlo occorrono pressioni e rivendicazioni congiunte.

FARES/VASOS lo afferma con veemenza: invecchiare non deve significare emarginazione. Ogni persona ha diritto al rispetto, alla partecipazione e all'autodeterminazione, indipendentemente dall'età. È tempo che la politica agisca. Impegniamoci insieme affinché le persone in Svizzera possano vivere non solo più a lungo, ma anche con dignità!

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