Lanciare un segnale forte, per l’edilizia e per la sanità
C'è fermento nell'edilizia e nell'assistenza sanitaria, due settori rappresentativi di molte professioni coinvolte ogni giorno in attività indispensabili, ma che devono far fronte a condizioni inadeguate. Questi lavoratori e lavoratrici sono garanti di infrastrutture e cure funzionanti: la contropartita deve essere equa.
Nell'edilizia sono in corso le trattative per il rinnovo del contratto nazionale mantello (CNM). Ma la Società svizzera degli impresari-costruttori mette i bastoni tra le ruote: invece di migliorare gli orari di lavoro, i salari e le indennità di spostamento chiede giornate lavorative più lunghe e tagli. Chi fa un lavoro fisicamente provante in condizioni di canicola, gelo e ritmi elevati ha bisogno di prospettive, non di involuzioni. Durante le giornate d'azione nazionali mostreremo che l'edilizia ha un futuro solo se le persone che lavorano nei cantieri vengono rispettate.
Anche nel settore dell'assistenza sanitaria c'è ancora parecchio da fare. Nonostante il chiaro sì di quattro anni fa all'iniziativa sulle cure infermieristiche, molte persone non vedono ancora alcun miglioramento tangibile. In Parlamento si sta ora decidendo sulla prossima fase di attuazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è chiaro: finanziamenti garantiti, una buona formazione e personale sufficiente per poter dedicare ai pazienti tempo e dignità. Il fatto che un numero crescente di infermiere e infermieri abbandoni la professione è un segnale d'allarme che non può essere ignorato.
Se a novembre ci renderemo visibili insieme, lanceremo un segnale che andrà ben oltre questi rami professionali: un lavoro di qualità richiede condizioni eque. Chi ha delle responsabilità merita rispetto, oggi come domani.