Dalla fine dell'anno prossimo i piastrellisti potranno andare in pensione a 62 anni. Le parti sociali del ramo dei piastrellisti della Svizzera tedesca hanno infatti deciso di introdurre il pensionamento anticipato. L'associazione padronale Ceruniq ha dato il via libera venerdì scorso, in occasione della sua assemblea dei delegati. I sindacati Unia e Syna avevano già dato il loro consenso in precedenza. In futuro il pensionamento anticipato sarà quindi una realtà per i piastrellisti di tutta la Svizzera.
A giugno Johann Tscherrig parteciperà alla sua ultima assemblea dei delegati come membro della Direzione di Syna. Poi andrà in pensione – almeno ufficialmente: ad ascoltarlo, infatti, si capisce subito che non abbandonerà del tutto l'attività sindacale.
Raona Biagio ha lavorato per oltre 40 anni nell'edilizia in Svizzera.
Intervista a Pasquale Perna, ex lavoratore stagionale.
Giunto in Svizzera nel 1979 come lavoratore stagionale, Pasquale ha vissuto sulla propria pelle la separazione dalla famiglia, la precarietà e condizioni di lavoro durissime. Oggi lancia un appello accorato affinché si eviti qualsiasi ritorno al passato.
Per decenni la Svizzera ha alimentato il proprio sviluppo economico ricorrendo ai lavoratori stagionali, negando loro al contempo i diritti più elementari. Questo sistema, oggi abolito, ha segnato indelebilmente l'esistenza di migliaia di persone. In un periodo in cui alcune proposte politiche rimettono in discussione gli equilibri attuali, questa storia ci rammenta la posta in gioco
C'è fermento nell'edilizia e nell'assistenza sanitaria, due settori rappresentativi di molte professioni coinvolte ogni giorno in attività indispensabili, ma che devono far fronte a condizioni inadeguate. Questi lavoratori e lavoratrici sono garanti di infrastrutture e cure funzionanti: la contropartita deve essere equa.
Per Urs Fingerlin, dinamico sindacalista padre di due figli, il sindacato deve diventare più visibile, rinnovarsi e crescere.
Le trattative in vista del nuovo Contratto nazionale mantello sono in corso da quest'estate, ma non si profila alcuna soluzione. Benché un lavoratore su due abbandoni la professione, la Società degli impresari costruttori si oppone a orari di lavoro compatibili con la vita privata. Oltre 20'000 edili si sono pertanto espressi a favore di misure di sciopero nel corso di un'ampia votazione tenutasi a livello nazionale. In occasione dell'odierna conferenza stampa, i sindacati Unia e Syna ne informano i media.
