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«Non vogliamo tornare a quei tempi»

Intervista a Pasquale Perna, ex lavoratore stagionale.

Giunto in Svizzera nel 1979 come lavoratore stagionale, Pasquale ha vissuto sulla propria pelle la separazione dalla famiglia, la precarietà e condizioni di lavoro durissime. Oggi lancia un appello accorato affinché si eviti qualsiasi ritorno al passato.

Sei giunto in Svizzera come stagionale. Cosa rammenti di quel periodo?
Sono arrivato nel 1979 con uno statuto di stagionale. All'epoca la situazione era molto difficile. Ero lontano dalla mia famiglia – dai miei genitori, dai miei fratelli e dalle mie sorelle. È stato un periodo molto infelice, soprattutto per quanto riguarda l'integrazione.

Com'era la situazione concreta sul posto di lavoro?
Anche al lavoro era dura. A tratti ci si sentiva trattati come schiavi. Non era una situazione dignitosa e per me è stato un periodo molto brutto.

Che impatto ha avuto questa situazione sulla tua vita privata?
La cosa più difficile era la separazione dai propri cari. Si era soli, senza alcun sostegno e con pochissime possibilità di costruirsi una vita normale qui.

Perché questa testimonianza è importante oggi?
Perché non vogliamo tornare indietro. Ripristinare quel tipo di statuto significherebbe ricadere in una situazione di dipendenza e precarietà. È proprio ciò che propone l'iniziativa dell'UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!».

Tu intravedi un legame con l'imminente votazione. Qual è la tua posizione?
Per me è chiaro: il 14 giugno bisogna votare NO. Dobbiamo proteggere ciò che abbiamo costruito ed evitare di tornare a quelle condizioni.

Cos'è cambiato per te con il passare del tempo?
Oggi la situazione è diversa, soprattutto grazie agli accordi bilaterali e ai diritti che abbiamo conquistato. Non dobbiamo perderli, altrimenti rischiamo di ritrovarci con i problemi di permessi e di condizioni di lavoro di una volta.

Che ruolo ha avuto il sindacato nel tuo percorso?
Devo dire un grande grazie al sindacato Syna, a cui ho aderito nel 1995. Mi ha sostenuto tantissimo per l'integrazione, per i documenti e per la mia famiglia. Senza questo appoggio non ce l'avrei fatta da solo.

Quale messaggio vuoi trasmettere oggi?
Non vogliamo tornare a quell'epoca. Era una vita difficile, ingiusta. Oggi dobbiamo restare solidali e dire chiaramente NO a un ritorno al passato, NO all'iniziativa dell'UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!»!

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