Iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni»: una minaccia per la Svizzera e per i lavoratori
L'iniziativa denominata «per la sostenibilità» mira a limitare la popolazione svizzera a 10 milioni di abitanti. Con la scusa della protezione, in realtà attacca l'immigrazione e minaccia direttamente la libera circolazione delle persone, gli Accordi bilaterali e l'accesso all'assistenza sanitaria in un Paese che sta invecchiando. L'iniziativa non risolve nessuno dei problemi reali, che si tratti di salari, pigioni, premi dell'assicurazione malattie o condizioni di lavoro. Ecco perché va chiaramente respinta.
Un'iniziativa che distoglie l'attenzione dai problemi reali
La Svizzera si trova oggi di fronte a un'iniziativa politica presentata come «sostenibile», ma che distoglie l'attenzione dalle vere difficoltà: salari troppo bassi, pigioni troppo alte, assicurazione malattie sempre più onerosa e condizioni di lavoro in peggioramento. Questa iniziativa ha la pretesa di tutelare le lavoratrici e i lavoratori, ma non propone alcuna soluzione reale.
Una Svizzera che dipende dalla manodopera straniera
La Svizzera è sempre stata un Paese di immigrazione. La maggior parte delle persone che vengono a stabilirsi qui lo fanno per lavorare. Senza di loro, settori essenziali come la sanità, la ristorazione, l'agricoltura, l'industria e l'edilizia non potrebbero semplicemente funzionare. La nostra società sta invecchiando rapidamente e dipende in larga misura da questa manodopera.
Misure azzardate: blocco dei permessi, blocco delle naturalizzazioni, possibile denuncia degli Accordi bilaterali
L'iniziativa «No a una Svizzera a 10 milioni» chiede di fissare un limite alla popolazione: 10 milioni di abitanti al massimo da qui al 2050. A partire da 9,5 milioni di abitanti, il Consiglio federale sarebbe obbligato a limitare l'immigrazione, in particolare l'asilo e il ricongiungimento familiare. Oltre i 10 milioni di abitanti, non potrebbero più essere rilasciati permessi B o C, non sarebbe più possibile naturalizzarsi e la Svizzera potrebbe dover revocare la libera circolazione. Ciò comporterebbe la denuncia degli Accordi bilaterali, il che indebolirebbe gravemente la nostra economia e la protezione delle lavoratrici e dei lavoratori.
Ritorno ai contingenti: un modello del passato, iniquo e inefficace
L'iniziativa vuole reintrodurre un sistema di contingenti simile al vecchio statuto di stagionale. Questo modello creava precarietà, limitava fortemente i diritti e impediva di controllare efficacemente le condizioni di lavoro dopo l'arrivo in Svizzera. Questo modello non esplicherebbe alcun miglioramento né per i salari, né per le pigioni, né per i premi di cassa malati. In pratica, non risolverebbe alcun problema reale.
La vera protezione: stesso salario per lo stesso lavoro svolto nello stesso luogo
Non sono le persone immigrate a causare una riduzione dei salari, ma le aziende che non rispettano le regole e i settori mal organizzati. La migliore protezione è solo una: stessa rimunerazione per lavori analoghi svolti nella stessa regione. Grazie alla libera circolazione delle persone e alle misure di accompagnamento, questo principio può essere applicato attraverso controlli, sanzioni e contratti collettivi generalizzati.
La via bilaterale: un'alternativa moderna, efficace ed equa
Gli Accordi bilaterali, in particolare nella loro versione più moderna, consentono alla Svizzera di disporre della manodopera necessaria tutelando al contempo le lavoratrici e i lavoratori. Offrono un quadro stabile per l'economia, sostengono i salari usuali e consentono controlli efficaci. La via bilaterale è oggi l'unica opzione sostenibile, realistica e socialmente equa.
Per la dignità, la solidarietà e la giustizia sociale: uniamoci contro l'iniziativa
La Svizzera non ha bisogno di capri espiatori, ma di salari giusti, controlli seri, contratti collettivi forti e una reale volontà politica. L'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» divide le lavoratrici e i lavoratori anziché proteggerli e va respinta con fermezza.
Per la solidarietà, per la dignità e per la giustizia sociale: mobilitiamoci!