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Il lavoro a tempo parziale è in forte progressione: ormai quasi il 40 per cento delle persone attive in Svizzera ha un grado d'occupazione ridotto. Ma ciò che per alcuni è un'opportunità, per altri rappresenta un peso o persino un rischio. Ne abbiamo parlato con la presidente Syna, Yvonne Feri, affrontando opportunità, difficoltà e riforme necessarie.

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Con i risultati del sondaggio sulla conciliabilità tra lavoro e vita privata il progetto entra in una nuova fase. Le aziende e il personale constatano un grande potenziale di miglioramento nella flessibilità in termini di inizio e fine della giornata lavorativa nonché nella disponibilità di posti di lavoro a tempo parziale anche inferiori all'80%. I risultati del sondaggio vengono integrati nella successiva fase di progettazione.

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In Svizzera, le lavoratrici e i lavoratori a tempo pieno sono quelli con gli orari più estesi praticamente di tutta l'Europa. Inoltre, da parecchi studi emerge un costante aumento dello stress legato al lavoro e delle difficoltà a conciliare famiglia e lavoro. Il dibattito sulla riduzione della settimana lavorativa o sull'introduzione di una settimana di quattro giorni non poteva capitare in un momento più opportuno – ma non tutti gli approcci riflettono adeguatamente le reali esigenze dei lavoratori.

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Nel corso degli ultimi quattro anni, il ramo pittura e gessatura della Svizzera tedesca ha realizzato un progetto di promozione del lavoro a tempo parziale, svolgendo un ruolo pionieristico nei rami dell'edilizia. Il bilancio stilato dall'ufficio indipendente incaricato di procedere alla valutazione esterna e dai partecipanti al progetto è positivo. Gli strumenti per le aziende vengono messi a disposizione di altri rami professionali.

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Gli uomini sono i capifamiglia e per questo lavorano a tempo pieno e hanno bisogno di uno stipendio elevato. Le donne si occupano della casa e dei figli e non hanno tempo per lavorare. Se esercitano comunque un'attività retribuita, allora solo a tempo parziale – per via della casa e dei figli – e in realtà solo per distrarsi o per guadagnare qualche spicciolo in più. Nessuna donna deve lavorare: c'è già l'uomo che lo fa!

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Tredicesima mensilità, pause garantite, piano settimanale, salario sufficiente per vivere… Per molti lavoratori e lavoratrici del settore dei servizi non si tratta di ovvietà, ma di chimere. Sono le centinaia di migliaia di dipendenti, soprattutto donne, intrappolate*i nella precarietà del lavoro.

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