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Un infortunio o una malattia possono comportare un'assenza prolungata dal lavoro. A volte la situazione può precipitare anche sotto il profilo finanziario. Come è disciplinato il pagamento continuato del salario?

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Capita, giunti alla fine dell'anno, di avere ancora giorni di vacanza non fruiti. Esistono alcuni miti sulla sorte di questi giorni di ferie. Facciamo un po' di chiarezza!

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Il buonsenso vuole che le visite mediche vengano fissate, se possibile, nel tempo libero. Tuttavia, soprattutto i dipendenti a tempo pieno non sempre ne hanno la possibilità. In particolare per gli esami eseguiti da specialisti in una clinica, spesso il giorno e l'ora non possono essere scelti tanto liberamente. 

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Lo scopo delle ferie è quello di consentire ai dipendenti di recuperare dalle fatiche del lavoro e riposarsi. Eventi non imputabili al lavoratore, come una malattia o un infortunio, possono impedirlo e quindi dare luogo a una richiesta di rifusione dei giorni di vacanza. 

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Siamo a primavera, stagione in cui le allieve e gli allievi all'ultimo anno di scolarità obbligatoria si mettono alla ricerca di un posto di apprendistato. Rispetto a un rapporto di impiego, il rapporto di apprendistato ha tutta una serie di particolarità che vanno osservate per garantire che nulla ostacoli il successo del periodo di formazione professionale.

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Nella maggior parte dei contratti di lavoro odierni, l'orario di lavoro dei dipendenti è specificato con un numero di ore settimanali. Per i lavori a tempo pieno, di solito si tratta di circa 42 ore. Se in una settimana si lavora più o meno delle 42 ore concordate, ne risulta un deficit o un surplus nella durata del lavoro. L'articolo 324 del Codice delle obbligazioni prevede che il datore di lavoro debba comunque pagare l'intero salario ai dipendenti che non può impiegare a sufficienza a causa di una carenza di ordini. In questo caso il datore di lavoro è in mora e il dipendente non può essere obbligato a recuperare le ore perse. A meno che non sia stato concordato diversamente, le ore di lavoro supplementari devono essere compensate con tempo libero di pari durata o pagate con il salario normale con un supplemento del 25%.

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Durante la gravidanza, le donne con un contratto di lavoro a tempo indeterminato sono tutelate dal licenziamento. Dovrebbero saperlo tutti, eppure accade regolarmente che un datore di lavoro tenti di cessare il rapporto di lavoro con una dipendente in dolce attesa.

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