Dall'inizio dell'anno il ramo della falegnameria è privo di contratto collettivo, ma i datori di lavoro si rifiutano ancora di negoziare con i sindacati.
Siamo tutti stanchi di non poter andare al ristorante, di indossare ovunque la mascherina… Ma le conseguenze di queste restrizioni sono ancora peggiori per i dipendenti: molti sono al beneficio del lavoro ridotto o hanno addirittura perso l'impiego. Syna si batte fin dall'inizio della pandemia – e ha già incamerato qualche successo!
Alto numero di casi, dipendenti esausti e personale insufficiente: nella sanità regna quasi ovunque l'urgenza. Insieme ad altri sindacati, Syna resta sul pezzo per tutelare al meglio le lavoratrici e i lavoratori del settore.
Quattro anni fa gli impresari-costruttori e i sindacati si erano accordati su un nuovo ciclo di formazione per gli operatori di macchine da cantiere. In questo modo, tutte le formazioni per edili sarebbero state finanziate congiuntamente da imprese e dipendenti attraverso il Parifonds. L'attuazione del concetto stava però dando qualche grattacapo. Ora, anche le ultime difficoltà sono state appianate.
Disoccupazione, lavoro ridotto e quasi nessun aumento degli stipendi: la crisi innescata dal coronavirus mette i redditi sotto pressione. Ma molti datori di lavoro hanno abusato della situazione come pretesto per un gelo dei salari. Syna chiede che a sopportare la crisi non siano unicamente i dipendenti.
Dall'inizio dell'anno, 15 000 falegnami sono senza contratto collettivo di lavoro (CCL). La colpa è dell'Associazione svizzera dei fabbricanti di mobili e serramenti (ASFMS), che ha causato il pasticcio rimangiandosi la parola data.
Ancora una volta i ristoranti dovranno calare la serranda. Ora è più che mai importante pensare al futuro dopo la crisi. Anche Syna dà il suo contributo – con sovvenzioni ulteriori alla formazione continua nel settore alberghiero e della ristorazione.
Prolungamento della chiusura degli esercizi e finanziamenti che si fanno attendere: la crisi legata al coronavirus continua a colpire duramente l'industria alberghiera, della ristorazione e del turismo. E non ci sono soluzioni in vista.
I sindacati Syna e Unia e l'associazione di categoria Coiffure Suisse si rallegrano del fatto che il Consiglio federale abbia dichiarato di obbligatorietà generale il CCL per il mestiere di parrucchiere. Ciò significa che la tutela delle condizioni di lavoro nel ramo continuerà senza soluzione di continuità. Il nuovo CCL entra in vigore il 1° gennaio 2021 e dal 2022 prevede un aumento del salario minimo per le/i dipendenti a partire dal 5° anno di attività lavorativa.
